Patrimonio storico artistico e violenza
Con turbamento profondo e tristezza infinita assistiamo, non senza senso di colpa per essere rimasti muti testimoni, ai tragici avvenimenti che con distruzione, sofferenza e morte da molto tempo sconvolgono i popoli del Vicino Oriente e ora, in pari modo, l’Iran. Si stanno arrecando così danni immensi anche al patrimonio storico e artistico con la perdita di testimonianze preziose per la conoscenza di civiltà che seppero stupire il mondo antico, e tuttora stupiscono, con l’invenzione e la creazione di cose “senza uguali”. Solo come esempi insigni si ricorda che danneggiamenti parziali sono già stati arrecati a Tiro e a Baalbek in Libano e a Isfahan in Iran, siti del patrimonio mondiale dell’Unesco, per i quali l’Onu sta attivando la “protezione forzata” prevista dalle Convenzioni Unesco.
Vengono distrutti documenti della memoria collettiva, non solo appartenenti alle popolazioni che vivono in quelle terre tormentate, ma a tutte quelle ad esse contermini, sia verso Occidente sia verso Oriente.
Di conseguenza si priva l’Umanità di tesori culturali la cui conservazione, secondo le Convenzioni Unesco cui sono tenuti tutti Paesi, deve essere curata dai Paesi in guerra, ed è responsabilità comune di tutti i Paesi appartenenti all’Onu.
In questa particolare temperie di rapporti internazionali reca sconcerto la perversa ipotesi, formulata sia pure per absurdum, di usare la violenza bellica per cancellare intere civiltà.
Gli archeologi dell’Accademia dei Lincei si uniscono agli accorati appelli di pace e di giustizia tra i popoli e auspicano che i Governi, ciascuno per la propria parte, si adoperino fattivamente anche per la salvezza del patrimonio culturale sottraendolo alla distruzione e alla dispersione.
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Document approved by the Assembly of the Class of Moral, Historical and Philological Sciences at its meeting on 8 May 2026.

