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Il Socio Ciatti, illustre storico dell'arte e restauratore ci ha lasciati il 20 aprile

Date: 
20/04/2024

 

Sabato 20 aprile ci ha lasciato Marco Ciatti: si tratta di un vuoto incolmabile nella comunità degli storici dell’arte, dei museologi e dei restauratori.

Nato a Parto nel 1955, si era laureato in storia dell’arte entrando presto nel sistema delle Soprintendenze statali, prima a Siena dal 1981 al 1984 e da questa data fino al pensionamento nel 2022 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove era stato chiamato da Antonio Paolucci, un altro accademico linceo recentemente scomparso, contribuendo in modo sostanziale al prestigio mondiale dell’Istituto, una delle eccellenze italiane nell’ambito storico-artistico. Vicedirettore del settore del restauro dei dipinti e tessuti, nel 2012 aveva ottenuto la qualifica di Dirigente per divenire quindi Sovrintendente dell’Opificio, una funzione fondamentale e di grande impegno che ha rivestito negli ultimi dieci anni, affermandosi come uno dei più competenti specialisti nel campo del restauro, nel quale sperimentava e applicava le tecniche più aggiornate e che indagava anche sotto il profilo storico, teorico e metodologico. Marco Ciatti ha sempre concepito il suo lavoro come un impegno civile e pubblico finalizzato alla salvaguardia di esiti sommi della storia dell’umanità da tramandare alle generazioni future.

Tra i numerosissimi restauri che ha diretto citiamo solo, accanto ai molti rivolti ad opere d’arte superstiti dall’alluvione fiorentina del 1966 (come l’Ultima Cena di Vasari, ritenuta irricuperabile), la Croce di Santa Maria Novella di Giotto, il Cristo risorto di Piero della Francesca, l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la Madonna del cardellino di Raffaello, la Decollazione del Battista di Caravaggio a Malta. Per ben ventisette anni ha diretto i lavori di restauro della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, sperimentandovi sofisticate tecniche innovative.

L’indefessa attività pratica e sul campo, non è stata mai stata da lui disgiunta da riflessioni teoriche, tutte pubblicate sulla rivista annuale dell’Opificio che aveva ideato e giunta al sessantatreesimo numero, così come aveva concepito e diretto alcune collane dedicate al restauro, tra le quali “Storia e Teoria del Restauro”. L’attività didattica - molto ammirata e di grande coinvolgimento - tenuta sia presso l’Opificio stesso che presso numerose università (Siena, Firenze, Bologna, Cattolica e Politecnico di Milano) lo aveva portato a redigere nel 2022 l’utilisima pubblicazione Sul ‘restauro’ dei beni culturali. Viatico per gli studenti. Per le sue competenze è stato invitato in tutto il mondo a tenere lezioni, conferenze e a partecipare a convegni su problemi di restauro e di conservazione dei beni culturali.

Nel 2011 gli era stato attribuito il premio intitolato a Pasquale Rotondi per l’attività di recupero delle opere d’arte degradate a seguito di molte calamità naturali. Era da anni accademico dell’Accademia dell’Arte del Disegno di Firenze e, dal 2022, Socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, alla quale ha offerto generosamente molte delle sue competenze: basti ricordare il suo proficuo impegno nella Commissione Villa Farnesina e il suo recente contributo al convegno internazionale Perugino and young Raphael: diagnostic investigations and art-historical studies.

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