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Il Socio Paolucci, insigne storico dell’arte, è mancato a Firenze

Date: 
04/02/2024

 

Il 4 febbraio ci ha lasciato Antonio Paolucci, storico dell’arte. La sua scomparsa costituisce un lutto profondo non solo nell’ambito degli studi storico-artistici per i suoi rigorosi studi teorici, ma anche, e soprattutto, per l’attività e per l’esercizio concreto che ha svolto nell’ambito dei Beni Culturali nazionali. Come pochi, Antonio Palucci ha inciso sul patrimonio artistico del Paese, inaugurando una stagione di decisivi cambiamenti e lasciando una lezione indimenticabile e una eredità difficile da perseguire.

Nato a Rimini nel 1939, Paolucci si era laureato nel 1964 presso l’Università fiorentina, discutendo la tesi con Roberto Longhi e aveva subito iniziato la carriera di funzionario presso le Sovrintendenze ai Beni Artistici e Storici dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione, rivestendo il ruolo di Sovrintendente a Venezia, Verona e Mantova, Brescia e Cremona, per approdare nuovamente a Firenze, sua città d’elezione, come Sovrintendente all’Opificio delle Pietre Dure. Non a caso, era noto, anche tra il pubblico non specialistico, come “il Sovrintendente d’Italia”.

Passato a dirigere il Polo Museale Fiorentino, era stato infine nominato Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana. Dal gennaio 1995 al maggio 1996 ricoprì anche la carica di Ministro per i Beni Culturali e Ambientali nel Governo Dini. Nel 1997, a seguito del disastroso terremoto che aveva colpito l’Umbria, ricevette la nomina governativa di Commissario straordinario per il restauro della Basilica di San Francesco di Assisi.

Nel 2007 vicepresidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali, nello stesso anno papa Benedetto XVI lo nominò Direttore dei Musei Vaticani, carica che ha tenuto fino al 2016. Nel 2008 fu chiamato a presiedere una commissione scientifica incaricata di risistemare la piazza ducale di Urbino, mentre nel 2018 ha presieduto la commissione di indirizzo per il concorso nazionale sulla ricostruzione della Basilica di San Benedetto a Norcia, gravemente danneggiata dal sisma.

Fino dagli inizi, la politica culturale convintamente perseguita da Antonio Paolucci si è basata su uno studio rigoroso dei fenomeni artistici sempre finalizzato a concrete iniziative interdisciplinari, da condividere instancabilmente coi collaboratori. Nella sua lucida e profonda visione del concetto di “museo diffuso” nel quale, accanto ai grandi capolavori convivevano opere di alto artigianato, Paolucci ha operato nel contesto artistico (e politico) italiano sostenendo la tesi che, accanto ad una imprescindibile azione conservativa, l’opera d’arte potesse e dovesse essere cagione di crescita culturale e sociale (a suo avviso l’ingresso ai musei pubblici doveva essere gratuito) ed era pertanto necessario presentarla e renderla accessibile ad un vasto pubblico. A tal fine Paolucci esercitò le sue straordinarie capacità dialettiche e di alto divulgatore, cordiale ed empatico, sia presentando opere e problemi sulla stampa quotidiana, sia comparendo sulle reti televisive italiane e straniere, dove le sue lezioni e i suoi interventi furono seguiti con passione da stuoli di persone che era riuscito ad accostare, con semplicità e profondità, ai fenomeni artistici.

Accanto alle monografie dedicate al Battistero fiorentino di San Giovanni, a Mille anni di arte italiana e alle Pietà di Michelangelo (per citare solo alcuni tra i suoi numerosi scritti), vanno ricordati l’ininterrotta collaborazione alle riviste scientifiche (‘Paragone’, ‘Il Bollettino d’Arte’), non dimenticando gli articoli redatti per ’Il Sole 24ore’, ‘La Repubblica’, ‘La Nazione’ e ‘Avvenire’.

Tra i molti riconoscimenti, si ricorda che fu nominato ‘Cittadino onorario’ di Sansepolcro, di Urbino, di Castelfiorentino, di Arezzo, di Assisi e di Montefalco. Tra le onorificenze attribuitegli: Cavaliere della Croce dell’Ordine al merito della Repubblica, Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura, Cavaliere della Légion d’Honneur (Francia), Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno.

È stato Socio dell’Accademia dell’arte del disegno e Accademico dei Lincei dal 2004.

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