Si è concluso con uno straordinario successo di pubblico, caratterizzato da una massiccia presenza di giovani ricercatori e studenti, il convegno dedicato alla figura di Camillo Golgi e all'eredità della neurobiologia italiana.
L'evento ha offerto l'occasione per ripercorrere la carriera del secondo Premio Nobel italiano (1906), definito dai relatori una vera figura di riferimento della scienza moderna. È stata ricordata la portata rivoluzionaria delle sue intuizioni: dalla "Reazione Nera", la tecnica di colorazione che ha permesso per la prima volta la visualizzazione dei neuroni, alla scoperta dell'Apparato di Golgi, il sistema di secrezione cellulare individuato decenni prima che la microscopia elettronica potesse confermarne l'esistenza. Spazio anche agli studi sulla malaria, dove Golgi ebbe il merito di identificare nel Plasmodium (un protozoo) e non in un batterio la causa della malattia, aprendo la strada alle moderne terapie farmacologiche.
Il convegno ha tracciato un ponte diretto tra le scoperte di fine Ottocento e l'attualità, sottolineate dal lavoro del prof. Giacomo Rizzolatti, la cui scoperta dei neuroni specchio è stata definita durante i lavori come "il contributo neurologico più importante degli ultimi cinquant'anni". Questi neuroni, fondamentali per comprendere i meccanismi di empatia, intenzionalità ed emozione, rappresentano l'evoluzione della ricerca iniziata con le prime visualizzazioni di Golgi.
Ha partecipato all’iniziativa anche Randy Schekman (Linceo, Università della California, Berkeley), Premio Nobel per la Medicina, che con la relazione “The legacy of Golgi: Vesicle traffic in health and disease” ha offerto un contributo essenziale a questo percorso dalle intuizioni di Golgi alle moderne frontiere della ricerca cellulare.
A margine dell'evento è emersa una riflessione critica sullo stato attuale della ricerca: nonostante i grandi progressi nella genetica molecolare, che permette di associare specifiche mutazioni proteiche a determinate patologie, resta ancora molta strada da fare per comprendere i meccanismi reali che trasformano un difetto microscopico in patologia clinica. Un monito che invita la comunità scientifica a non perdere di vista la complessità del funzionamento cerebrale nel suo insieme.
Il convegno ha confermato l'eccellenza della scuola neurologica italiana, celebrando una tradizione che arriva alle più avanzate frontiere della neurofisiologia mondiale.

