Salta al contenuto principale Vai al contenuto del piè di pagina

Il Socio Stefano Poli, studioso di riferimento nel campo della petrologia e della geochimica, mancato improvvisamente il 22 febbraio 2026

Stefano Poli

La scomparsa di Stefano Poli lascia un vuoto profondo nella comunità scientifica e accademica. Professore ordinario di Petrologia presso l’Università degli Studi di Milano, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 2010, Membro dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere dal 2008, Research Excellence Medal della European Mineralogical Union (2001), Stefano è stato uno studioso di riferimento nel campo della petrologia e della geochimica, capace di coniugare rigore scientifico, visione internazionale e autentica passione per la ricerca.

Stefano ha sviluppato il primo laboratorio di petrologia sperimentale in Italia rivolto ai processi di sintesi di solidi e fluidi a condizioni di alta e altissima pressione e alta temperatura, attualmente equipaggiato con due apparati multianvil, quattro piston cylinders e forni ad atmosfera controllata. Ha contribuito a sviluppare una pressa "rocking" dedicata all'ottimizzazione di esperimenti di sintesi in presenza di fasi mobili, e ha recentemente progettato un sistema multianvil per procedure fastquench, ove il raffreddamento avviene in frazioni di secondo.

Si è occupato ai massimi livelli del ruolo dei carbonati, della grafite e dello stato di ossidoriduzione delle rocce, nel cosiddetto “long-term carbon cycle”, dal mantello terrestre alle eruzioni vulcaniche, fino alle applicazioni nella creazione di nuovi materiali, come i freni delle auto da corsa.

Assiduo il suo impegno in organismi di governo e di ricerca: Componente del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi di Milano dal 2022; Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra "A. Desio" (2017-2021); Presidente della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (2010-2011); è stato referente del progetto MUR "Dipartimenti di Eccellenza 2018-2022" per il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano (2018-2022); referente per l'elaborazione del progetto sul Campus MIND per il Dipartimento di Scienze della Terra "A. Desio" (2017-2022), e membro dal 2016 del panel “Synthesis Group 2019, the Deep Carbon Observatory program” (Sloan Foundation - USA)” per il quale aveva organizzato ai Lincei uno straordinario convegno internazionale nel 2015.

Chi lo ha conosciuto, oltre all’aspetto di persona di poche parole ma molti fatti, ne ricorda la straordinaria capacità di rendere comprensibili anche i processi più complessi della dinamica terrestre, l’entusiasmo con cui accompagnava gli studenti alla scoperta delle trasformazioni profonde della materia e l’attenzione sincera verso la crescita umana oltre che accademica dei suoi allievi. Per molti è stato un maestro nel senso più pieno del termine: esigente ma generoso, rigoroso ma sempre disponibile al confronto.

Accanto all’attività scientifica e didattica, Stefano aveva saputo guardare oltre i confini tradizionali dell’università operando trasferimento di conoscenze nel campo della ricerca fondamentale verso società leader di materiali con proprietà strutturali alle alte temperature. Fondò nel 2003 il primo spin-off dell’Università di Milano, denominato PETROCERAMICS. In questa iniziativa aveva riversato la stessa energia e la stessa lungimiranza che caratterizzavano il suo lavoro accademico, contribuendo a creare un ponte concreto tra ricerca di base e applicazioni industriali. Credeva profondamente nel valore del trasferimento tecnologico e nella responsabilità dell’università verso la società: per lui la conoscenza non doveva restare chiusa nei laboratori, ma trasformarsi in opportunità, innovazione e progresso.

La sua vita era guidata da una passione autentica per la Terra, non solo come oggetto di studio ma come esperienza vissuta. Amava la montagna, luogo di silenzio, bellezza e rigenerazione. La notizia della sua scomparsa sotto una valanga in Valle d’Ayas ha colpito con dolore e incredulità colleghi, studenti e amici. Resta però l’eredità di un ricercatore straordinario che ha saputo unire scienza e umanità, impresa, profondità intellettuale e amore per la natura. Nei laboratori, nelle aule universitarie, nelle pubblicazioni e nelle iniziative che ha avviato continuerà a vivere il segno del suo lavoro.

Contenuto_collegato: 

Back to top