L’intelligenza artificiale non rappresenta un semplice avanzamento tecnico, ma una vera e propria tecnologia di uso generale, paragonabile all’elettricità o alla macchina a vapore per la sua capacità di incidere su ogni settore della società. Nel corso della conferenza istituzionale che si è tenuta stamattina all’Accademia dei Lincei, l’economista Ignazio Visco, socio linceo ed ex governatore della Banca d’Italia, ha illustrato come questa rivoluzione dell’intelligenza stia trasformando l’economia globale con una rapidità senza precedenti, potenzialmente dieci volte superiore a quella prodotta da Internet negli ultimi decenni. Tuttavia, accanto a benefici straordinari in termini di benessere e conoscenza, emergono rischi significativi per il mercato del lavoro e la stabilità finanziaria che richiedono interventi politici e regolamentari tempestivi.
L’analisi evidenzia come la fase attuale, dominata dall’intelligenza artificiale generativa e dai grandi modelli linguistici, stia cambiando la natura stessa del lavoro. A differenza delle precedenti ondate di automazione, questa tecnologia è in grado di sostituire attività ad elevato contenuto cognitivo, mettendo sotto pressione non solo le mansioni di routine ma anche la classe media e i lavoratori qualificati. Il rischio concreto è una crescente polarizzazione dei redditi e una distribuzione non equa della ricchezza, con i vantaggi che tendono a concentrarsi nelle mani di chi possiede i dati e le infrastrutture tecnologiche. Senza risposte adeguate, il progresso tecnologico potrebbe tradursi in una stagnazione dei salari reali per la maggioranza della popolazione, nonostante l’aumento complessivo della produttività.
Sul fronte della stabilità economica, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi finanziari, pur migliorando l’efficienza del trading e del credito, introduce nuove fragilità sistemiche. L’utilizzo di modelli simili tra loro può generare comportamenti gregari e crisi improvvise, mentre la natura di scatola nera di molti algoritmi riduce la trasparenza delle decisioni pubbliche e private. Risulta quindi indispensabile che le autorità di controllo adottino normative proattive, garantendo sempre una supervisione umana capace di gestire le allucinazioni dei modelli e di allineare le decisioni automatizzate ai principi legali ed etici.
Per affrontare queste sfide, la politica economica deve puntare con decisione sugli investimenti nel capitale umano e sulla riqualificazione professionale. Non si tratta solo di promuovere le competenze tecnico-scientifiche, ma di incoraggiare un apprendimento permanente che valorizzi la capacità di imparare a imparare e la sensibilità umanistica, essenziali in compiti che richiedono empatia e giudizio critico. Al contempo, emerge la necessità di una maggiore cooperazione internazionale per evitare che la competizione per la supremazia tecnologica tra le grandi potenze, come Stati Uniti e Cina, porti a una frammentazione dei mercati e a nuove disuguaglianze globali.
L’Europa si trova oggi in una posizione di dipendenza dalle infrastrutture tecnologiche estere, con livelli di investimento in ricerca e sviluppo inferiori a quelli dei principali competitor. Per recuperare terreno, è fondamentale stimolare la nascita di startup innovative e considerare la creazione di centri di ricerca comuni a livello europeo. In definitiva, la sfida dell'IA obbliga chi governa a scegliere che impronta dare al mondo di domani: un'evoluzione inclusiva e condivisa oppure un’economia estrattiva a beneficio di una ristretta minoranza.

